Parco Servalli
Il Parco Servalli ha origini alla fine del Settecento, quando i Servalli edificarono ad Albino il loro palazzo di villeggiatura, l’attuale Palazzo Servalli. Nato come giardino privato annesso alla residenza nobiliare, oggi il parco è aperto al pubblico e rappresenta uno degli spazi verdi più significativi del centro storico di Albino. È stato recentemente abbellito con panchine e opere di land art, che ne arricchiscono il valore estetico e culturale.
La storia della famiglia Servalli affonda le radici nel Quattrocento: originari di Spino di Zogno, da cui deriva il cognome, si trasferirono ad Albino per esercitare l’arte della tintoria. Con il tempo, divennero imprenditori, si inserirono in società mercantili, si dedicarono alla finanza e investirono nella rendita agraria.
Alla fine del XV secolo costruirono il loro primo palazzo albinese, oggi noto come Cà del Fatur. Nel Seicento ottennero il titolo nobiliare di conti e iniziarono ad alternare la loro presenza tra Bergamo e Albino, dove lasciarono un segno duraturo con la costruzione del palazzo e del parco che ancora oggi portano il loro nome.
Curiosità storiche
La colonna che oggi si trova al centro del parco, è in ricordo del passaggio pedonale lungo il fiume Serio che Vincenzo Spini, con i fratelli Francesco e Pietro, concessero nel 1793.
La colonna, in origine collocata in riva al fiume Serio, in fondo al sentiero della Leanda, è stata trasferita nel parco perché minacciava di rovinare nel fiume. Il plinto di base reca le seguenti iscrizioni: “Anno 1793. Incesso pubblico a piede umano per dono di Vincenzo e Pietro Conti Spini”; “Care selve beate e voi solighi e taciturni orrori di riposo e di pace alberghi veri” (dal “Pastor fido” dramma pastorale di Giovan Battista Guarini); “Loci genio seriique hospitibus nimphis abite hinc hirci et latrones” (Al genio del luogo e alle ninfe ospiti del Serio, via da qui caproni e ladroni).
Inizialmente il parco aveva al centro un laghetto con fontana e si estendeva dal palazzo fino al fiume.
Il passaggio pedonale lungo il fiume era un diritto pubblico di antica consuetudine anche perché il terreno in fregio al fiume era di proprietà comunale e solo nel dicembre 1539 era stato venduto al notaio Battista Personeni. Gli eredi Personeni però negavano l’esistenza di questa servitù di transito. Il 25 giugno 1576 il console Giovanni Isabelli e il pittore Giovan Battista Moroni, deputati dal Comune, raggiunsero un accordo con i Personeni che riconobbero il diritto di transitare in perpetuo lungo il fiume Serio a piedi o a cavallo e con animali, senza alcun contrasto. E quando quella parte di terra fosse inondata o devastata dal Serio si potesse sempre passare, arretrando il transito verso nord senza alcun impedimento. Si garantiva in tal modo il collegamento con il sentiero della Leanda (che correva lungo l’attuale via Volta). Gli Spini divenuti proprietari di tutta la terra fino al fiume non avrebbero potuto negare quella servitù, ma la fecero apparire come una loro donazione.
Il percorso rimase attivo fino agli ultimi decenni del secolo scorso, quando il Consorzio di Bonifica collocò un impianto automatico per la pulizia dai rifiuti della roggia Serio Grande e fu chiuso al transito per motivi di sicurezza.